Dire le parolacce fa bene ed è cool

In molti sapranno che nella Capitale esiste un ristorante molto particolare. Ha infatti la caratteristica di fornire agli avventori un servizio basato sulla formula: “entri, ti siedi, ordini e mangi…a suon di insulti. Non solo. Te ne compiaci e quando vai via ti senti meglio”

Stando alle recensioni lasciate dai suoi clienti su tripadvisor, le male parole e le beffe elargite dallo staff del ristorante – nemmeno tanto contenute – fanno passare ai clienti momenti di spasso unici e di vera esaltazione. Anche perché le offese si possono ricambiare per far sì che l’esperienza sia “all inclusive” anziché masochistica.

E forse il fondatore di questo storico locale non solo è stato lungimirante, ma anche un po’ psichiatra.

La parolaccia, ben detta e al momento giusto, è una valvola di sfogo e fa bene alla salute. Lo prova lo studio del professor Richard Stephens, dell’Università di Keele, Inghilterra, la cui ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Neuro Report.

Secondo tali studi, l’azione delle parolacce agisce su cervello e corpo poiché la rabbia espressa in sfogo verbale e in condizioni di frequenza cardiaca alterata, causa la produzione di adrenalina, sostanza in grado di attenuare sia dolori sia fisici che mentali, e di eulibrare il battito.

 Meno stress, percezione di riduzione del dolore (nelle donne addirittura il doppio rispetto agli uomini) ed emozioni al loro posto.

E chi reputa sia maleducazione esprimersi con qualche mala parola, ora ha la possibilità di ricredersi.

Un esempio? La parolaccia non solo non dimostrerebbe un basso profilo morale, ma si rivelerebbe essere un atteggiamento socialmente attraente e in grado quindi di aumentare l’autostima. Fattori questi non dimostrabili peraltro per chi adotta un linguaggio più reverenziale.

La si può insomma leggere in questi termini: un linguaggio triviale non è sinonimo di maleducazione, assenza di morale o cultura. Così come chi invece ne fa a meno, non è necessariamente in possesso di alti valori o titoli di studio altisonanti.

Diverso però è il discorso che riguarda la scurrilità a tutto tondo o la blasfemìa.

Fare della volgarità uno stile di vita non aiuterebbe in nessun modo a sentirsi meglio né a rendere più intriganti e sicuri di sé. Anzi: nel profondo, potrebbe addirittura generare un malessere dovuto a sensi di colpa, autoanalisi negativa, senso di inadeguatezza e di alienamento, e dar vita a un circuito di emozioni e sensazioni tutt’altro che positive.

Tutti a Roma il prossimo week end?

(Foto/Web)

Katia Ardemagni