Scuola: iscrizioni alle porte, ecco quello che bisogna sapere

Gennaio è il mese in cui migliaia di studenti devono prendere la decisione sul proprio futuro lavorativo. Il sole 24 ore, ha stilato una interessante classifica sui pregiudizi che gravitano sul mondo della scuola ed aiutare genitori e studenti a scegliere il percorso della scuola superiore con più consapevolezza evitando scelte sbagliate e conseguenti bocciature o insoddisfazioni.

Il primo pregiudizio da sfatare è quello che solo al Liceo si studia tanto mentre negli istituti tecnici o ai professionali poco, o comunque che quelli bravi e studiosi debbano andare al liceo e quelli meno bravi è meglio che si accontentino del professionale che, male che vada, dopo tre anni ti rilascia un attestato e la possibilità di immetterti nel mondo del lavoro. Invece pare non sia esattamente così. Bisogna infatti mettere in conto più ore curricolari (tra il 10 e il 20% in più rispetto ai licei), più ore di pratica laboratoriale e di alternanza scuola lavoro. Inoltre va tenuta presente la complessità di alcune materie tecniche di indirizzo, teoriche e pratiche che, in alcuni indirizzi, trattano argomenti che i liceali iniziano ad affrontare quando arrivano all’università.

Dopo il liceo l’unica scelta possibile è l’università. Altro punto non esatto, grazie all’introduzione nella scuola italiana di alcuni nuovi indirizzi di liceo (liceo scientifico con indirizzo sportivo, o con l’opzione scienze applicate, liceo delle scienze umane per esempio) e di ore di pratica laboratoriale, può essere scelto anche non in previsione del proseguimento con un percorso universitario perché prepara sia a un percorso teorico/accademico sia a uno più di alta formazione professionalizzante, permettendo di ottenere specializzazioni tecniche molto richieste dal mondo del lavoro con percorsi formativi più brevi e mirati. Il tecnico invece, andrà scelto da tutti coloro che ritengono di essere portati per attività più laboratoriali con la prospettiva di poter poi proseguire con le stesse modalità laboratoriali in modo naturale gli studi di alta formazione.

Le scuole migliori sono quelle più severe. Anche questo un pregiudizio da sfatare. Analizzando i dati di alcuni studi (Euscopio 2018), è emerso che non c’è un legame fra il grado di severità della scuola e i risultati all’università. Si può essere benissimo scuole capaci di portare un ampio numero di studenti iscritti all’ultimo anno di scuola, e al contempo dare un’ottima preparazione per quello che viene dopo.

Le ragazze non sono portate per le materie scientifiche. Le studentesse hanno la tendenza di scegliere per la maggior parte, il liceo classico, e linguis tico, o indirizzi umanistici,mentre lo scientifico è maggiormente scelto dagli studenti di sesso maschile, in quanto la matematica è considerata materia “da maschi”, per non parlare della tecnologia. Carol Dweck, insegnante a Stanford di psicologia sociale e dello sviluppo, ha condotto una sperimentazione proprio sul divario esistente tra uomini e donne nel campo della matematica. Ha verificato che sono proprio gli stereotipi a condizionare la perfomance in matematica. La colpa? A quanto pare delle mamme, che quando si sentono chiedere aiuto per i compiti di matematica, spesso indirizzano i figli, al padre “che è più bravo”, insinuando in loro, specialmente nelle figlie, la convinzione che le donne siano meno competenti e meno adatte alla materia.

Attenzione a non orientarsi in base ai voti. Nella fase di orientamento la scuola media dovrebbe aiutarli non tanto a fare una scelta in base al risultato raggiunto in termini di voti, ma in funzione delle competenze, cioè delle capacità messe in atto. Il ragazzo infatti, potrebbe non aver maturato strumenti adeguati in una materia, ma magari aver mostrato un interesse. Bisognerebbe spingere i ragazzi verso orizzonti più ampi. Pensare “vado bene in matematica quindi vado al liceo scientifico” non è un metodo corretto.

Non lasciarsi influenzare. I ragazzi di terza media difficilmente hanno bene in mente il percorso scolastico che vorrebbero percorrere o la professione che si vorrà svolgere “da grandi”, anzi, spesso la scelta è dettata da fattori emotivi, come scegliere un istituto perché se ne è sentito parlare o perché scelto dall’amico/a del cuore. Queste sono le motivazioni principali degli insuccessi durante il primo anno di superiori. La scelta non può essere affidata a una fragilità emotiva, ma deve essere il risultato del bilanciamento tra un giudizio orientativo ben calibrato da uno o più insegnanti di terza media, e il giudizio dei genitori, questi ultimi non dovranno mai imporre al proprio figlio un percorso sulla base di “professioni di famiglia”, o pregiudizi “Se vai al liceo artistico non troverai mai lavoro…” rischiando di ottenere uno studente svogliato o insoddisfatto.

Nel dubbio, esistono figure professionali competenti, che possono accompagnare gli studenti nella scelta con l’ausilio di test cognitivi e psicologici.

 



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