Segreti, tradimenti e dipendenze: il brutto dello smartphone

Nel 1948 lo scrittore George Orwell scriveva il suo romanzo di fantascienza «1984», in cui immaginava che le potenze globali, con lo scopo di controllare totalmente la società, fossero in grado di monitorare la vita delle persone e le guidassero attraverso messaggi audio,  teleschermi, telecamere e microfoni in funzione h24, piazzati per legge in ogni abitazione e dovunque, annullando così ogni forma di privacy e autodeterminazione.

Una visione avanguardistica che non solo ha dato il nome a diversi programmi di real tv, primo fra tutti il Grande Fratello, ma che oggi si è concretizzata in modo molto simile e subdolo nella vita di tutti giorni, influenzando la mente e le abitudini della gente

Quanto e come siamo “spiati”?

Come funziona la trappola: poniamo che possediate una modernissima smart-Tv collegata al web.  Grazie a lei si attiva un microfono segreto che capta le vostre conversazioni e registra tutto quel che si dice in casa. Oppure: avete messaggiato con qualcuno a proposito di un argomento specifico? Ecco che presto vi si presenterà sul dispositivo una pubblicità legata a quel tema.

Gli smartphone fungono da notiziario, tv, radio, macchina da scrivere, cinema, tela da disegno, sala da concerto, lettore di musica stereo, studio di registrazione, e chi più ne immagina più ne metta, perché a questi i apparecchi manca solo la funzione dei fornelli o di sala operatoria, e non è detto che prima o poi non accada. Secondo gli studi, la punta dell’iceberg dei pericoli che si insidiano nelle tasche di chi possiede uno smartphone sono sia fisici sia mentali e modificano il comportamento e le abitudini delle persone, tanto che Il Tar del Lazio ha imposto ai ministeri di Salute, Ambiente ed Istruzione di dare il via ad una campagna sul corretto uso dei cellulari per un uso più consapevole.

Ecco le potenzialità,  i rischi e le ombre più invisibili che il vostro telefono porta con sé.

Violazione dei diritti dell’uomo

Secondo le Nazioni Unite i componenti del suo hardware proverrebbero da diverse parti del mondo per essere poi assemblate in Cina, lasciando dietro di sé scie di sfruttamento del lavoro adulto, studentesco e minorile, inquinamento ambientale e guerre per materie prime rare come il coltan, estratto principalmente in Congo in condizioni di illegalità e violando i diritti e la sicurezza dei lavoratori. Senza dimenticare che il ricavato di ciò finanzierebbe in parte i dissidi bellici.

150 volte al giorno

Secondo la scienza l’uso prolungato dello smartphone attiva le stesse parti del cervello attivate dall’uso di droghe come l’oppio, in grado di generare senso di solitudine, ansietà e depressione e, naturalmente, dipendenza, snaturando e modificando le capacità organizzative, percettive e di selezione.

La presa che lo smartphone ha sulle persone può dunque avere conseguenze anche pesanti: secondo uno studio Nokia, si tratta di una mezzo progettato, a livello di design, per essere usato il più possibile (fino a 150 volte al giorno, ogni sei minuti)

Come il gioco di azzardo o la slot machine

Dalla Silicon Valley una tesi inquietante: il motivo che spingerebbe l’utente a controllare 150 volte al giorno gli strumenti social contenuti sul cellulare in qualunque momento della giornata e in presenza di chiunque (a casa, al lavoro, mentre si bada ai figli e addirittura nei momenti di intimità), sarebbe che i social media replicano il meccanismo delle slot machine, cioè delle “ricompense intermittenti di natura variabile”.  I designer di tecnologia puntano infatti a massimizzare la dipendenza, collegando l’azione dell’utente (prima tiri la leva della slot) ad una ricompensa (ricevi subito il premio – una notifica, ad esempio – o ritenti poco dopo).

Un servizio segreto raccatta- dati

La protezione legale dei nostri dati è totalmente azzerata. In questo modo, il governo e le multinazionali osservano qualunque forma di comportamento, anche inconsapevoli, che rivelino gusti, interessi, status sociali ed economici, ideologie e inclinazioni politiche, religiose, o sessuali.

Chatto, dunque cucco

A disposizione degli utenti, un agente personale a portata di mano che seleziona potenziali partner sessuali (dating online). In passato la caccia al partner on line era considerata svilente (da “sfigato” insomma), ma oggi la percentuale di persone dedite a questa pratica è elevatissima. Ciò che va saputo, è che affidare tale impresa ad un algoritmo commerciale di cui non si conosce il funzionamento può ripercuotersi anche sulla percezione individuale del rapporto affettivo col prossimo, creando notevoli disagi alle capacità relazionali e generando sentimenti di solitudine e inadeguatezza. O peggio ancora, di finzione. Quanti sono, in rete, i profili falsi (o clonati) e quanto vengono abusati gli strumenti di miglioramento delle immagini personali?  Le conseguenze di ciò, più o meno gravi, possono solo essere immaginabili.

Se scappo, mi trovi: geo-localizzazione, figli e…tradimenti

Alcune app permettono di monitorare le attività dei figli dal loro telefono e limitare i contenuti “no”, come “Screen time parental control”. Con altre, come “Trick or Tracker, si possono tracciare a distanza i loro spostamenti (ad esempio da quando partono a quando arrivano destinazione) tramite avvisi di testo con una frequenza di pochi minuti.

Il fenomeno del controllo a distanza non riguarda però solo la sicurezza dei minori. L’incrocio tra social media e i servizi di geo localizzazione dello smartphone ha reso possibile la sorveglianza reciproca su scala globale e si estende a qualsiasi rapporto (fidanzato/fidanzata, datore di lavoro/dipendente) o di tipo peer-to-peer.

Tic nervosi e perdite di tempo 

Una volta la lamentela più comune a tutte le case si si riferiva alla quantità di tempo spesa davanti alla televisione a guardare programmi più o meno discutibili, a discapito di altre attività. Con il cellulare si pratica però uno zapping uguale a quello che si fa sul divano col telecomando del televisore: in tutti quei lampi di tempo, o “non – momenti” in cui sembra di non aver nulla da fare, si prende il telefono saltando da un’app all’altra.

In seguito ad uno studio svedese a tal riguardo, è stata pubblicata l’intervista ad alcuni ragazzi che hanno partecipato all’esperimento. Uno di questi giovani afferma:“È come un tic … lo metto per lo più in modalità silenziosa, ma lo controllo di tanto in tanto. In modo che possa sempre vedere cosa è successo. Non sono sempre lì quando succede qualcosa, ma io controllo regolarmente per vedere cosa è successo. Proprio come un’abitudine».

E i bambini? Teniamoli alla larga.

Katia Ardemagni



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