Un secondo impianto Biogas in arrivo a Masate?

La società Energia srl, promotrice del progetto “Biogas” a Masate, non lascia bensì raddoppia: è stata recentemente richiesta una nuova autorizzazione per la costruzione di un secondo impianto e c’è anche un’ulteriore richiesta di ampliamento di un impianto di compostaggio già esistente.

I biogas sono una miscela di vari tipi di gas, composti principalmente da metano, prodotti dalla fermentazione batterica in assenza di ossigeno dei residui organici (vegetali o animali).

Lo sanno bene i cittadini del Comune di Basiano e Masate, che, ormai da mesi, sono riuniti nel Comitato “No-biogas Masate” e portano strenuamente avanti la loro battaglia contro questi impianti che, sebbene produttivo, emana cattivi odori causati dalla fermentazione dei residui organici utilizzati e non solo.

Come riporta Il Giorno, il presidente del Comitato Licia Zacchi non ci sta e incalza: «Solo nei giorni scorsi siamo stati informati dei due altri progetti in itinere. Il primo è per un secondo impianto (da 35.000 tonnellate anno di forsu, più 17000 di sfalci del verde), che risulta peraltro avere avuto parere favorevole dall’amministrazione nel marzo scorso. In aggiunta c’è la richiesta di ampliamento da 16 a 28 mila tonnellate/anno per un impianto di compostaggio già esistente e operativo, che da sempre ha creato molestie olfattive sia a Masate che nei comuni limitrofi».

«Ovviamente – prosegue la Zacchi – il tutto su di una zona sensibile ai nitrati, in una zona di ricarica degli acquiferi profondi e nel bel mezzo del corridoio ecologico a bassa antropizzazione della Rete Ecologia Regionale». A testa bassa: «Tutto questo scempio è imputabile alla scelta dell’attuale amministrazione di modificare il Pgt: si è aperta la strada, in un’area agricola di pregio, a impianti che, pur generando biogas o bio metano, altro non sono se non impianti di trattamento dei rifiuti»»

L’appello: «È assolutamente necessario che si valutino questi progetti con estrema rettitudine ed onestà morale, per far si che i nostri figli non debbano trovarsi in futuro in un ambiente reso ancor più invivibile da scelte destinate ad arricchire pochi privati, e non tese al bene comune».



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