
Il costo dell’espresso è aumentato in modo significativo negli ultimi cinque anni, imponendo un maggior esborso ai consumatori italiani. Secondo l’analisi dei dati del MIMIT condotta dal Centro di formazione e ricerca sui consumi insieme ad Assoutenti, il prezzo medio dell’espresso raggiunge oggi 1,29 euro, pari a un incremento del 24,2% rispetto a cinque anni fa. Questa media nazionale sintetizza andamenti diversi nelle singole città e tipologie di esercizio, ma indica comunque una tendenza al rialzo consolidata. Per chi prende il caffè al bar con regolarità, l’aumento si traduce in una spesa quotidiana più elevata e in un impatto sul bilancio famigliare, specie per chi consuma più di una tazzina al giorno. La rilevazione evidenzia come il fenomeno interessi tutto il Paese, anche se con intensità variabile.
Differenze geografiche del prezzo
Le variazioni di prezzo lungo la Penisola sono rilevanti e mostrano una forte eterogeneità territoriale. La rilevazione segnala Bolzano come la città con il prezzo medio più alto, pari a 1,51 euro, mentre Messina risulta la più economica con 1,06 euro per un espresso. Queste differenze si riscontrano tra capoluoghi e aree con caratteristiche economiche e turistiche diverse e si traducono in un diverso peso della spesa quotidiana per il consumatore locale. Nei luoghi dove il prezzo è più elevato, una consumazione frequente pesa di più sul bilancio, mentre nelle aree a prezzo più basso l’accesso rimane relativamente meno oneroso. I dati territoriali sono utili per confrontare costi e per comprendere come la stessa consumazione possa avere impatti differenti a seconda del luogo.
Fattori che hanno spinto i rincari
Tra le cause indicate dall’analisi figura l’aumento dei costi energetici e le maggiori spese di gestione sostenute dagli esercenti. L’energia incide direttamente sui costi di esercizio di un bar, dall’illuminazione agli apparecchi per la preparazione, mentre le spese di gestione comprendono salari, affitti e manutenzione delle attrezzature. Un elemento aggiuntivo segnalato riguarda problemi logistici che hanno interessato il caffè proveniente dalla Colombia: un sisma di magnitudo 7.4 ha gravemente interrotto alcune rotte e operazioni, comprimendo l’offerta e contribuendo a pressioni al rialzo sui prezzi delle materie prime. Per gli esercenti questo si traduce in costi d’acquisto più elevati, che spesso vengono trasferiti, almeno in parte, sui consumatori finali. Nel complesso, la somma di questi fattori spiega gran parte dell’aumento percentuale registrato nella media nazionale.
Impatto pratico per consumatori ed esercenti
I rincari del prezzo dell’espresso incidono sia sulle scelte dei clienti sia sulle dinamiche di gestione dei locali. Dal punto di vista del consumatore, un aumento del 24% sulla singola consumazione può modificare la frequenza delle visite al bar o portare alla ricerca di alternative più economiche. Per l’esercente, prezzi di acquisto più alti e costi energetici maggiori richiedono decisioni sulla marginalità, sulla fissazione del prezzo al pubblico e sull’efficienza operativa. Le differenze territoriali segnalate dai dati suggeriscono che le strategie possono variare significativamente da una città all’altra: alcuni locali potrebbero assorbire parte degli aumenti per mantenere clientela, mentre altri potrebbero doverli trasferire integralmente. Monitorare l’andamento dei costi e la loro composizione resta quindi essenziale per valutare come evolverà il prezzo dell’espresso nei prossimi mesi.