Meno compiti a casa dopo la scuola: a che punto è la circolare “Regolacompiti”?

Quante sono le ore dopo la scuola e nei week end che i bambini delle scuole primarie e secondarie dedicano ai libri per studiare, svolgere compiti e ricerche spesso di gruppo a casa di qualche compagno o in biblioteca? Se il tempo dedicato a ciò è troppo –  spesso richiede anche la presenza di un genitore –  potrebbe sostituirsi al necessario riposo fisico e mentale ma anche, più semplicemente, allo  svago, alle gite in famiglia (che costituiscono senza dubbio un’importante traccia esperienziale nella vita del bambino),  alle visite a nonni e, in generale,  interferisce un po’ con l’armonia di casa, già spesso “incrinata” dagli impegni lavorativi e di routine, dagli oneri che derivano dalla presenza di più figli a cui badare contemporaneamente, o l’assenza di aiuti esterni.

Sono molte le famiglie, indipendentemente dal livello socio-culturale, che lamentano situazioni stressanti al limite, avvallate peraltro dalle indagini OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) dalle quali emerge una significativa correlazione tra il troppo tempo domestico dedicato ai compiti e i cattivi risultati scolastici.

Proprio su questo argomento Il professor Maurizio Parodi, dirigente scolastico, principale promotore in tal materia della riduzione istituzionale dei compiti a casa sia nelle durante le feste che tutto l’anno, rivolta recentemente al ministero dell’Istruzione e autore del libro “Basta compiti! Non è così che si impara” (Ed. Sonda), sintetizza in un’interessante intervista le sue ragioni del NO ai compiti a casa:

“In moltissime classi a tempo pieno, dopo 8 ore di immobilità forzata, in aule più o meno anguste e sovraffollate, a bambini di 6 – 10 anni, si assegnano compiti tutti i giorni, nei week end e per le vacanze: un accanimento sconcertante che rasenta la crudeltà mentale. I compiti non sono la sola causa dell’abbandono, ma di sicuro generano odio per la scuola, ripugnanza per la cultura, disgusto per il libro, con esiti, in termini di efficienza ed efficacia del “sistema” a dir poco imbarazzanti (i dati OCSE, tra gli altri, ne sono la penosa dimostrazione). 

Sempre secondo Parodi, i compiti a casa:

– impediscono alle famiglie di ritrovarsi serenamente, senza lo stress di impegni soverchianti che causano sofferenze, litigi, pianti, punizioni, rinunce dolorose, rabbia;
– aggravano la condizione di chi sia già svantaggiato, penalizzano chi vive in ambienti deprivati, chi non abbia genitori istruiti, solleciti o abbienti (le lezioni private costano)”.

In altri Paesi i compiti a casa sono vietati. Serve un regolacompiti

Con la premessa che nessuna norma impone di dare i compiti a casa (in altri Paesi è addirittura vietato)”  la questione diventa ufficiale quando Parodi, appellandosi all’art.31 della Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – Legge n.176, propone al ministro all’Istruzione Marco Bussetti e al sottosegretario Salvatore Giuliano il seguente modello di Regolamento che i dirigenti degli Istituti comprensivi avrebbero potuto sottoporre agli Organi collegiali e inserire nel Patto di corresponsabilità educativa.

Regolacompiti (per ogni bambino/a e ragazzo/a, “il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età…”)

  1. I docenti che decidano di assegnare compiti a casa si impegnano a correggerli tutti e a tutti – altrimenti non avrebbe senso farli.
  2. I docenti che decidano di assegnare compiti si impegnano a preparare adeguatamente gli studenti affinché siano in grado di svolgerli per proprio conto (devono verificarlo e garantirlo ai genitori) – sarebbe assurdo e umiliante chiedere loro di fare ciò che non sanno fare.
  3. Ai compiti svolti a casa non deve essere assegnato alcun voto – il docente non può sapere come e da chi siano svolti.
  4. I compiti non fatti non possono essere “recuperati” sacrificando la ricreazione che per nessun motivo, men che mai “disciplinare”, deve essere ridotta o annullata – gli studenti ne hanno bisogno e diritto.
  5. I compiti non svolti durante i periodi di assenza (es. per malattia) non devono essere recuperati – non sarebbe umanamente possibile.
  6. La giustificazione del genitore per il mancato svolgimento dei compiti deve essere acquisita evitando reprimende o punizioni – umilianti per lo studente e offensive per i genitori.
  7. Nelle classi a 40 ore (tempo pieno), non si assegnano compiti: le attività didattiche devono esaurirsi nelle 8 ore di forzata immobilità e concentrazione – pretendere un ulteriore impegno sarebbe controproducente, penoso, crudele.
  8. I docenti che decidano di assegnare compiti pomeridiani verificheranno, preventivamente, che non richiedano a nessuno studente un impegno giornaliero che superi:
    – 10 minuti nelle classi prime della scuola primaria
    – 20 minuti nelle classi seconda e terza
    – 30 minuti nelle classi quarta e quinta
    – 40 minuti nelle classi prime della scuola secondaria di primo grado
    – 50 minuti nelle classi seconde
    – 60 minuti nelle classi terze.
  9. Non possono essere assegnati compiti nel fine settimana e durante i periodi di vacanza o sospensione delle lezioni – agli studenti deve essere permesso di ricrearsi (garantito il “diritto al riposo e al gioco”), e alle famiglie di ritrovarsi, senza l’assillo stressante dei compiti.
  10. Non possono essere assegnati “compiti per le vacanze” (ossimoro logico e pedagogico) – per le ragioni già espresse nel punto precedente e per evitare che i docenti, come previsto dal primo punto di questo Regolamento, trascorrano il resto dell’anno scolastico a correggere gli esercizi previsti dai “Libri per le vacanze”.

Piano piano, una circolare per volta 

A tale decalogo, ha effettivamente fatto seguito la circolare del ministro Bussetti, distribuita alle scuole nel periodo pre-natalizio, con l’invito al corpo docenti ad una assegnazione dei compiti più leggera per le feste e, in generale, nei nove mesi di frequenza. Nel frattempo le vacanze sono finite ed i compiti per casa tornati a regime.  Per capire se la riduzione del carico riguarderà anche tutto il resto dell’anno, occorre interpretare le parole del Ministro Bussetti, che alla domanda estratta da un’intervista al Miur: “Pensa a un intervento anche più generale sui compiti da dare a casa durante l’anno fornendo raccomandazioni ai professori?”, risponde: “Una cosa alla volta, intanto pensiamo al Natale e godiamocelo insieme ai nostri cari. Ma soprattutto contiamo sul buonsenso e sulla condivisione della comunità educante”.

Per ora intanto, tutto corre sul filo delle vecchie abitudini.

Katia Ardemagni



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